Benvenuti a casa mia. Entrate e accomodatevi.

Le case non si spiegano, si raccontano man mano, anche se ancora c’è tanto da costruire. Questa casa è ancora vuota e dobbiamo riempirla con delle cose, oggetti, persone, racconti che abbiano “un senso”. Voglio che questa mia casa abbia uno stile ben definito e portatore di un sano senso etico e un suo specifico valore. Da qui legare uno stile di uno spazio a quello di una scrittura fino allo stiletto il passo è breve. Ma che “senso” ha parlare di un oggetto? Io non voglio parlare di un oggetto, voglio parlare di questo attraverso lo spazio in cui si inserisce e in cui ritrova il suo “senso” specifico. Gli oggetti non esistono infatti se non attraverso uno spazio in cui si trovano e mi trovo io, con le mie sensazioni che connettono il luogo all’oggetto. Si chiama stile di vita, o lifestyle.

Un oggetto è importante in quanto capace di trasformare lo spazio in cui si inserisce. Lo spazio vuoto non è mai un vuoto assoluto ma un pieno possibile che racchiude in sé gli oggetti specifici che vuole e richiama. Il vuoto invece quando esiste è un luogo mediano e mentale in cui avviene e si realizza la nostra facoltà recettiva e sensibile che connette l’oggetto richiamato dal suo spazio. E io voglio creare connessioni, voglio fare da connettore o mediatore. Voglio destrutturarmi, farmi vuoto interiore e rimanere in ascolto dello spazio che traduco, voglio farmi io stessa luogo mediano che con una forma particolare di passione connette l’oggetto al suo spazio. Una volta traducevo passi dal greco antico, ora voglio tradurre lo spazio in un nuovo linguaggio. Ma chi è il traduttore? Si dice così perché “fa passare”, “conduce da un luogo all’altro”. Traducere è un verbo fisico che indica uno movimento o uno spostamento spaziale, ma è anche un verbo mentale perchè significa interpretare. Non c’è azione senza interpretazione. ”

Tradurre uno spazio significa interpretare la relazione tra un oggetto e il suo ambiente attraverso un movimento sensibile. Il senso prende forma nelle cose, è l’apparire sensibile che si fa corpo nell’esercizio di una sensorialità come esperienza. Senso come tessuto connettivo, trama di un racconto di un’esperienza personale, individuale e trasparente. La trasparenza fa filtrare la luce che intellettuale come sensibile è l’elemento esterno capace di modulare lo spazio e informarci sui colori. Gli oggetti sono colore. Il colore è l’approccio col mondo, è l’interfacciarsi dialettico con la realtà dove i sensi sono forma ed immagine o vita sensibile. Le parole evocano un’immagine ed è per questo che mi faccio connettore di questo luogo mediano e psichico che si chiama ricezione attraverso la grammatica dei sensi, per restituire senso e significato alle cose e non tradirle.

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Photographer: Claudia Prontera